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Un ponte tra letteratura e illustrazione: il debutto di Gemma Costa

Nel panorama della nuova illustrazione editoriale, emerge con vigore la figura di Gemma Costa. La sua ricerca artistica si distingue per una rara capacità di sintesi tra riferimenti colti della letteratura mondiale e l’estetica dinamica del character design contemporaneo.

Tra Behemoth e la cultura Pop: Il punto di partenza del lavoro di Costa è una rielaborazione profonda di archetipi letterari. L’ispirazione dichiarata al romanzo Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov non si limita a una citazione formale, ma si traduce nella creazione di Onimaru, un gatto nero che eredita il carattere grottesco e sovrannaturale del celebre Behemoth, spogliandolo però della sua aura perturbante per inserirlo in un contesto narrativo solare e accessibile.

Pavel Oriinyansky, Behemoth a tavola (illustrazione per “Il Maestro e Margherita”), fonte https://entheosedizioni.com/.

A questa solida base letteraria, l’artista sovrappone influenze tratte dal mondo dei manga e dell’animazione, in particolare l’opera One Piece, da cui mutua l’espressività esasperata e la gioia quasi “epica” legata alla convivialità e al cibo. Il microracconto rivela un’interessante fusione tra cultura visiva contemporanea e tradizione dell’illustrazione, aprendosi con una premessa caratterizzazione forte: Onimaru, un nome che evoca immediatamente suggestioni nipponiche coerenti con l’oggetto del desiderio, gli onigiri.

Il cuore della narrazione – lo Sviluppo: Il testo che segue rappresenta il momento centrale – lo sviluppo – di una storia che attende ancora di svelare il proprio inizio e la sua conclusione, inserendosi in una più ampia e dipanata raccolta di avventure:

C’era una volta un grosso gatto nero di nome Onimaru. Onimaru aveva una passione segreta: gli onigiri. Non quelli eleganti, serviti nei piattini piccoli… lui li preferiva in quantità epiche.

Un pomeriggio riuscì finalmente ad accaparrarsi due enormi onigiri tutti per sé. Si sistemò sulla sua poltroncina verde preferita, sollevò le zampotte soffici e… scoppiò a ridere. Rideva così forte che gli vennero le lacrime. Non perché gli onigiri fossero divertenti. Ma perché si sentiva il gatto più fortunato del mondo.

«Due! Tutti e due per me!» pensava felice, mostrando i dentini e l’onigiri a forma di cuore.

Da quel giorno Onimaru insegnò una cosa importante a tutti i gatti del quartiere: la felicità è una poltrona comoda e qualcosa di buono tra le zampe!

Analisi critica e struttura narrativa: La narrazione segue uno schema classico ma efficace:

  • Esposizione: presentazione del personaggio e della sua passione.
  • Azione: il possesso del “bottino” e il godimento solitario.
  • Climax emotivo: la risata catartica per la troppa felicità, in una ferma celebrazione dell’edonismo domestico.

L’opera trasmette un senso di abbondanza e soddisfazione strabordante, richiamando la maestosità volumetrica delle figure feline di Fernando Botero, ma declinata con il dinamismo dei Choju-giga (i rotoli giapponesi delle “caricature di animali”).

Fernando Botero, El Gato del Raval, Barcellona. Fonte: https://ilblogdigcomegatto.it/fernando-botero-e-la-sua-arte-dal-sapore-felino/.

L’espressività di Onimaru è resa con notevole vigore; la bocca spalancata in una risata-sbadiglio di gioia e gli occhi serrati comunicano un’emozione genuina, quasi fanciullesca e antropomorfa, che ricorda le celebri illustrazioni di Louis Wain per l’enfasi sulla mimica facciale.

Uno dei disegni di Louis Wain con gatti antropomorfi. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Louis_Wain.

La tecnica e il metodo: Attraverso l’uso sapiente dell’acquerello su carta, Costa realizza un equilibrio dinamico tra testo e immagini. La scelta della tecnica permette una stesura cromatica vibrante, dove la poltrona verde su fondo giallo crea un contrasto complementare che funge da fulcro compositivo per esaltare la mole scura e rassicurante del protagonista. L’uso dell’onigiri la cui forma ricorda quella di un cuore non è solo un dettaglio estetico, ma funge da topos visivo per legare il cibo all’affettività.

Gemma Costa, Onimaru e la catarsi del gusto (dettaglio dello Sviluppo), Acquerello su carta, 21 cm x 29,7 cm., 2026. Courtesy l’Artista

Verso un’etica della condivisione: Quello che appare come un divertente aneddoto sulla passione di un gatto, si svela in realtà come il tassello di una raccolta di racconti strutturati secondo un rigoroso arco narrativo. La vera forza dell’opera di Gemma Costa risiederà nella finalità educativa della futura conclusione del ciclo: se questa tavola celebra il godimento individuale, il compimento del progetto si prefigge di esplorare il valore della condivisione, trasformando la gioia solitaria in una lezione etica per l’infanzia. Un esordio promettente che conferma come la formazione accademica d’eccellenza possa trasformare l’intuizione creativa in un progetto editoriale maturo e consapevole.

Profilo dell’Autrice e Artista: Gemma Costa è un’illustratrice e artista la cui ricerca si muove all’intersezione tra narrazione figurativa e sperimentazione tecnica. Attualmente studentessa presso l’Accademia di Belle Arti di Sanremo (sede di Milano) nel corso di Pittura, Costa ha saputo sviluppare un linguaggio visivo che attinge tanto al dinamismo dei media contemporanei quanto al rigore della composizione classica. Il suo percorso, iniziato con lo studio dei grandi classici della letteratura, si è evoluto in una direzione editoriale specifica per l’infanzia, dove il disegno non è mai puramente ornamentale ma funge da veicolo per messaggi etici e pedagogici. La sua cifra stilistica è caratterizzata da una spiccata sensibilità per il colore e da una capacità non comune di infondere vita e “umanità” ai personaggi antropomorfi. La sua cifra stilistica rivela una costante ricerca sull’espressività dei volti e sulla plasticità dei corpi, che ancora una volta riecheggia Botero. L’artista non si limita a rappresentare un’azione, ma ne indaga il riflesso emotivo sul soggetto. In Onimaru, ad esempio, la scelta di una linea di contorno vibrante e l’uso di campiture di colore mai piatte conferiscono al personaggio una tridimensionalità che è tanto fisica quanto caratteriale. La sua opera si inserisce in quel filone dell’illustrazione d’autore che vede nel libro illustrato un oggetto d’arte totale, capace di parlare a diversi livelli di lettura.

Paolo Rotolo

Paolo Rotolo, exhibition designer e storico dell’arte, si è laureato in Allestimenti museali presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, conseguendo successivamente un master di II livello in Allestimenti e Museografia presso l’Università degli Studi di Firenze.
La sua attività professionale vanta la partecipazione e la realizzazione di numerosi progetti espositivi, con un particolare interesse critico rivolto ai nuovi orientamenti e alle linee di ricerca emergenti nel campo della museologia e della museografia contemporanea.
Tra le sue pubblicazioni si annoverano diversi contributi per «Art-Exhibition.it», per la rivista «Nuova Museologia» diretta da Giovanni Pinna e per «ArktSpace to Architecture», oltre alla cura di vari cataloghi d’arte. Per Aracne editrice ha pubblicato il saggio L’Accademia di Belle Arti di Palermo e le sue collezioni. Progetto di allestimento museografico. Attualmente è docente di Storia dell’Arte e Beni Culturali presso l’Accademia di Belle Arti di Sanremo nella sede di Milano.

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